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ANTONIA POZZI
poetessa italiana 1912 - 1938

Mascherata di peschi
Stanotte i peschi si son passati la parola per mascherarsi capricciosamente e stamattina son sbucati da ogni muro, pavoneggiandosi, come bimbette che in un giorno di festa si fossero annodate le treccioline striminzite con dei bei nastri rosa, sfarfallanti.
Sorrento, 2 aprile 1929

Odore di fieno
Chissà da dove esala quest'odore di fieno: ha la pesantezza d'un'ala che giunga da troppo lontano. Si affloscia, si lascia piombare su me, con abbandono insano, come l'alito di una creatura che non sappia più continuare. Tutte le lagrime di questo ignoto interrotto cammino tremolano nella mia anima impura, come il tintinnio roco di quel grillo, in giardino, che rode la solitudine oscura.
Milano, 1° giugno 1929

Pace
ad A.M.C.
Ascolta: come sono vicine le campane! Vedi: i pioppi, nel viale, si protendono per abbracciarne il suono. Ogni rintocco è una carezza fonda, un vellutato manto di pace, sceso dalla notte ad avvolger la casa e la mia vita. Ogni cosa, d'intorno, è grande e ombrosa come tutti i ricordi dell'infanzia. Dammi la mano: so quanto ha doluto, sotto i miei baci, la tua mano. Dammela. Questa sera non m'ardono le labbra. Camminiamo così: la strada è lunga. Leggo per un gran tratto nel futuro come sul foglio che mi sta dinnanzi: poi, la visione cade bruscamente nel buio dell'ignoto, come questa pagina bianca, che si rompe, netta, sul panno scuro della scrivania. Ma vieni: camminiamo: anche l'ignoto non mi spaventa, se ti son vicina. Tu mi fai buona e bianca come un bimbo che dice le preghiere e s'addormenta.
Carnisio, 3 luglio 1929

Canto selvaggio
Ho gridato di gioia, nel tramonto. Cercavo i ciclamini fra i rovai: ero salita ai piedi di una roccia gonfia e rugosa, rotta di cespugli. Sul prato crivellato di macigni, sul capo biondo delle margherite, sui miei capelli, sul mio collo nudo, dal cielo alto si sfaldava il vento. Ho gridato di gioia, nel discendere. Ho adorato la forza irta e selvaggia che fa le mie ginocchia avide al balzo; la forza ignota e vergine, che tende me come un arco nella corsa certa. Tutta la via sapeva di ciclami; i prati illanguidivano nell'ombra, frementi ancora di carezze d'oro. Lontano, in un triangolo di verde, il sole s'attardava. Avrei voluto scattare, in uno slancio, a quella luce; e sdraiarmi nel sole, e denudarmi, perché il morente dio s'abbeverasse del mio sangue. Poi restare, a notte, stesa nel prato, con le vene vuote: le stelle - a lapidare imbestialite la mia carne disseccata, morta.
Pasturo, 17 luglio 1929

Dolomiti
Non monti, anime di monti sono queste pallide guglie, irrigidite in volontà d'ascesa. E noi strisciamo sull'ignota fermezza: a palmo a palmo, con l'arcuata tensione delle dita, con la piatta aderenza delle membra, guadagnamo la roccia; con la fame dei predatori, issiamo sulla pietra il nostro corpo molle; ebbri d'immenso, inalberiamo sopra l'irta vetta la nostra fragilezza ardente. In basso, la roccia dura piange. Dalle nere, profonde crepe, cola un freddo pianto di gocce chiare: e subito sparisce sotto i massi franati. Ma, lì intorno, un azzurro fiorire di miosotidi tradisce l'umidore ed un remoto lamento s'ode, ch'è come il singhiozzo rattenuto, incessante, della terra.
Madonna di Campiglio, 13 agosto 1929

L' erica
Nel prato troppo verde si dibatte la nostra inanità convulsa e si affanna in diastole e sistole di spasimo incrociando stormi di monachelle bianche e nere. Nel bosco alla mia animalesca irrequietudine che mordicchia nocciole tu offri l'erica livida dei morti e il mio offuscato amore lustra lavato d'acido pianto.
Pasturo 26 agosto 1929

Vicenda d'acque
La mia vita era come una cascata inarcata nel vuoto; la mia vita era tutta incoronata di schiumate e di spruzzi. Gridava la follia d'inabissarsi in profondità cieca; rombava la tortura di donarsi, in veemente canto, in offerta ruggente, al vorace mistero del silenzio.
Ed ora la mia vita è come un lago scavato nella roccia; l'urlo della caduta è solo un vago mormorio, dal profondo. Oh, lascia ch'io m'allarghi in blandi cerchi di glauca dolcezza: lascia ch'io mi riposi dei soverchi balzi e ch'io taccia, infine: poi che una culla e un'eco ho trovate nel vuoto e nel silenzio.
Milano, 28 novembre 1929

Sera d’aprile
Batte la luna soavemente di là dai vetri sul mio vaso di primule: senza vederla la penso come una grande primula anch'essa, stupita, sola, nel prato azzurro del cielo.
Milano, 1° aprile 1931

Esempi
Anima, sii come il pino: che tutto l’inverno distende nella bianca aria vuota le tue braccia fiorenti e non cede, non cede, nemmeno se il vento, recandogli da tutti i boschi il suono di tutte le foglie cadute, gli sussurra parole d’abbandono; nemmeno se la neve, gravandolo con tutto il peso del suo freddo candore, immolla le fronde e le trae violentemente verso il nero suolo. Anima, sii come il pino: e poi arriverà la primavera e tu la sentirai venire da lontano, col gemito di tutti i rami nudi che soffriranno, per rinverdire. Ma nei tuoi rami vivi la divina primavera avrà la voce di tutti i più canori uccelli ed ai tuoi piedi fiorirà di primule e di giacinti azzurri la zolla a cui t’aggrappi nei giorni della pace come nei giorni del pianto.
Anima, sii come la montagna: che quando tutta la valle è un grande lago di viola e i tocchi delle campane vi affiorano come bianche ninfee di suono, lei sola, in alto, si tende ad un muto colloquio col sole. La fascia l’ombra sempre più da presso e pare, intorno alla nivea fronte, una capigliatura greve che la rovesci, che la trattenga dal balzare aerea verso il suo amore. Ma l’amore del sole appassionatamente la cinge d’uno splendore supremo, appassionatamente bacia con i suoi raggi le nubi che salgono da lei. Salgono libere, lente svincolate dall’ombra, sovrane al di là d’ogni tenebra, come pensieri dell’anima eterna verso l’eterna luce.
Pasturo, 10 aprile 1931

Nostalgia
C’è una finestra in mezzo alle nubi: potresti affondare nei cumuli rosa le braccia e affacciarti di là nell’oro.. Chi non ti lascia? Perché Di là c’è tua madre - lo sai – tua madre col volto proteso che aspetta il tuo volto.
Kingston, 25 agosto 1931

Pensiero
Avere due lunghe ali d’ombra e piegarle su questo tuo male; essere ombra, pace serale intorno al tuo spento sorriso.
Maggio 1934

Lieve offerta
Vorrei che la mia anima ti fosse leggera come le estreme foglie dei pioppi, che s'accendono di sole in cima ai tronchi fasciati di nebbia -
Vorrei condurti con le mie parole per un deserto viale, segnato d'esili ombre - fino ad una valle d'erboso silenzio, al lago - ove tinnisce per un fiato d'aria il canneto e le libellule si trastullano con l'acqua non profonda -
Vorrei che la mia anima ti fosse leggera, che la mia poesia ti fosse un ponte, sottile e saldo, bianco - sulle oscure voragini della terra.
5 dicembre 1934

Tempo
I
Mentre tu dormi le stagioni passano sulla montagna.
La neve in alto struggendosi dà vita al vento: dietro la casa il prato parla, la luce beve orme di pioggia sui sentieri.
Mentre tu dormi anni di sole passano fra le cime dei làrici e le nubi.
28 maggio 1935
II
Io posso cogliere i mughetti Mentre tu dormi Perché so dove crescono. E la mia vera casa con le su porte e le sue pietre sia lontana, né io più la ritrovi, ma vada errando per boschi eternamente – mentre tu dormi ed i mughetti crescono senza tregua.
28 maggio 1935

A Emilio Comici
Mille metri di vuoto: ed un pollice di pietra per una delle tue suole di corda.
Ti ha inchiodato il tramonto allo strapiombo.
A quest’ora la tua città coi vetri in fiamme abbacina le barche. Dove hai lasciato le tue vesti, i volti delle ragazze, i remi?
Questa notte al bivacco nubi bianche si frangeranno sulla pietra mute: così lontano il tonfo dei marosi sul molo di Trieste.
Né la luna disgelerà giardini, chiaro riso di donne intorno ad un fanale, o tepido sciogliersi di capelli,
ma te solo vedrà alla tua fune gelida avvolto – ed il tuo duro cuore tra le pallide guglie.
16 gennaio 1936

Per Emilio Comici
Si spalancano laghi di stupore a sera nei tuoi occhi fra lumi e suoni:
s’aprono lenti fiori di follia sull’acqua dell’anima, a specchio della gran cima coronata di nuvole….
Il tuo sangue che sogna le pietre è nella stanza un favoloso silenzio.
Misurina, 7 agosto 1938


Data creazione : 12/07/2004 @ 5:38 PM
Ultima modifica : 02/05/2009 @ 11:16 PM
Categoria : Poeti
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