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MADRI

E' stata giovane, la mia vecchia mamma. Mi ricordo che un giorno del tempo in cui avevo sei anni, era venuta a prendermi alla scuola delle suore cattoliche. Come l'avevo trovata bella, la mia giovane mamma. L'avevo contemplata con fierezza sotto il suo cappello su cui spiccava una cocorita impagliata, cappello ridicolo quanto il mio berretto di cuoio bollito, frutto delle meditazioni di un cappellaio subito punito e fulminato da un giusto fallimento. L'avevo guardata con fervore, la mia snella mamma di venticinque anni e le avevo detto che era la più bella mamma del mondo. E lei aveva riso di gioia... Lode a voi madri di ogni paese, lode a voi in vostra sorella, mia madre, nella maestà di mia madre morta. Madri di tutta la Terra, nostre signore le madri, io vi saluto, vecchie adorate, voi che ci avete insegnato a fare i nodi ai lacci delle scarpe, che ci avete insegnato a soffiarci il naso, sì, che ci avete fatto vedere che bisogna soffiare nel fazzoletto e fare fffuuu, come dicevate voi, madri d'ogni paese, voi che pazientemente infornavate, cucchiaio dopo cucchiaio il semolino che noi, mocciosi, facevamo tante smancerie per accettare, voi che per incoraggiarci ad inghiottire delle prugne cotte, ci spiegavate che le prugne secche sono dei negretti che vogliono tornarsene nella loro casetta e allora il cretinetti, deliziato e diventato di colpo poeta, apriva la porta della casetta, voi che ci avete insegnato a fare i gargarismi e che per incoraggiarci e farci vedere facevate rrrr, voi che stavate in continuazione a sistemare i nostri riccioli e le nostre cravatte perchè fossimo belli prima dell'arrivo delle visite o prima di uscire per andare a scuola, voi che bardavate e infiocchettavate quei brutti e sciocchi pony dei vostri figli di cui eravate le sconvolgenti proprietarie, voi che pulivate tutto di noi e le nostre ginocchia sporche di terra o sbucciate e i nostri nasini sporchi da marmocchi mocciosi, voi che non provavate alcun disgusto per noi, voi, sempre così deboli con noi, indulgenti che più tardi vi lasciavate così facilmente infinocchiare e fregare dai vostri figli adolescenti e davate loro tutti i vostri risparmi, io vi saluto maestà delle nostre madri. Io vi saluto, madri piene di grazia, sante sentinelle, coraggio e bontà, calore e sguardo d'amore, voi che avete occhi che indovinano, voi che sapete immediatamente se i cattivi ci hanno procurato dolore, voi unici umani in cui possiamo avere fiducia e che mai, mai ci tradirete, io vi saluto, madri che pensate a noi senza posa, perfino nei vostri sonni, madri che perdonate sempre e accarezzate le nostre fronti con le vostre mani avvizzite, madri che ci aspettate, madri che state sempre alla finestra per guardarci andar via, madri che ci trovate incomparabili e unici, madri che non vi stancate mai di servirci e di coprirci e di rimboccarci le coperte anche se abbiamo quarant'anni, che non ci volete meno bene se siamo brutti, falliti, distrutti, deboli o vili, madri che certe volte mi fate credere in Dio.
Autore: Albert Cohen Tratto da: "Il libro di mia madre"
 

Data creazione : 31/05/2009 @ 11:50 PM
Ultima modifica : 04/06/2009 @ 9:17 PM
Categoria : Piccole storie
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