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Da: "TUONO A SINISTRA" di Christopher Morley
(…) Le bambine, cicalando allegramente, trascinarono seco Martino. Filli osservò la piccola compagnia allontanarsi sul caldo sentiero sassoso. Al di là della meridiana esso svoltava, tra i cespugli,verso il cancelletto verde di legno. Là giungeva, sfiorando un erboso pendio, il pungente alito del mare. Filli li seguiva con lo sguardo, in una specie di smarrimento. Quella valletta fra le alte dune era come un canale attraverso il quale, se il giardino si fosse lievemente inclinato, ogni corrente vitale sarebbe defluita. Allora, aprire quel cancelletto sarebbe stato come sollevare il tappo del bagno … tutto avrebbe cominciato a scorrere … Con un orribile gorgoglìo, fors’anche. Giorgio conservava un benefico silenzio. Filli, come in sogno, si trovò a seguire Martino e le bimbe. Se fosse giunta fino a quel ciuffo d’erba senza che Giorgio parlasse, non avrebbe più avuto bisogno di rispondere, poi … C’era, quasi, arrivata. Ecco, c’era. Vi pose bellamente il piede. Poi, con intimo stupore, si voltò e attese. Giorgio stava caricando la pipa. Quel suo silenzio poteva significare una cosa sola: egli aveva paura di qualche cosa. Filli sentì tornarle un senso di superiorità; un brivido di forza la percorse … Al tempo stesso, era adirata contro Giorgio che non cercava di trattenerla, di dominarla. “Be’, perché non dici nulla?” Egli si illuminò di soddisfatta petulanza. “Dimmi almeno quale dei due letti va aggiustato!” urlò. “Tutti e due!” Ora gli altri erano nascosti dai cespugli. Tra poco sarebbero giunti al cancelletto. Filli affrettò il passo. Ecco là il punto dove lo aveva visto sdraiato sulla ghiaia. I sassolini erano ancora scomposti. Ma anche se il giardiniere li avesse rastrellati mille volte, ella non avrebbe mai dimenticato il punto esatto. Eran giunti al cancello, e le bambine facevano vedere al signor Martino com’era bello salirvi e farsi portare avanti e indietro. Tutto era chiaro nella mente di Filli. Avrebbe detto alle bambine di correre avanti, e, mentre lei e Martino discendevano piano il pendio, lo avrebbe guardato … i suoi occhi gli avrebbero rivelato tutto … No, non tutto, ma quel tanto che bastasse per cominciare. Poi “Vi amo” gli avrebbe detto. Piano. Sussurrò le parole a sé stessa, per accertarsi dell’esatta intonazione. Quanto tempo era trascorso da quando ella aveva detto quelle parole, come dovrebbero esser dette, con smarrimento, con terrore? Dieci anni? Be’, una donna dovrebbe poterle dire … vediamo … un anno sì e l’altro no. “Non dondolatevi sul cancello più di una alla volta!” gridò. “Romperete i cardini!” E soggiunse, per giustificarsi agli orecchi di Martino: “Ricordatevi, bambine, che il cancello non è nostro”. Tutti si volsero sorpresi, nel vederla arrivare. “Bambine” ella cominciò “voi correte pure avanti. Io …” Le vivaci, attente faccine delle tre piccole la imbarazzavano straordinariamente. Giannina, Rosa e Silvia la guardavano a bocca aperta, di sopra al cancelletto … Sapevano (Filli ne aveva la certezza) che stava accadendo qualcosa di strano … Sempre sanno, con la calma distante dell’infermiera che sorride lievemente a ciò che il malato dice sotto l’influsso dell’etere. Esitò, guardandosi le caviglie. Com’erano linde, eleganti … La mattina, infilandosi quelle calze di seta bianca, non immaginava certo quel che doveva avvenire. Udì sbattere il cancelletto, ma rimase ancora a testa bassa, senza guardare. Voleva che i suoi occhi incontrassero quelli di lui molto lentamente … Dopo, sarebbe stato troppo tardi, per qualunque decisione. Il sangue le pulsava nelle vene. Allora, tremando, guardò. Non c’era più. Era corso avanti con le bimbe. Tutt’e quattro stavano ora discendendo di corsa il pendio, verso la spiaggia. (…) 

Data creazione : 30/05/2008 @ 8:41 PM
Ultima modifica : 06/05/2009 @ 9:43 PM
Categoria : Giardini letterari
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